In Italia, circa 1200 persone all'anno rimangono vittime della propria attività lavorativa; questo significa 100 incidenti mortali mensili, addirittura: 3 o 4 vittime del lavoro quotidiniamente. Senza contare le vittime del lavoro in nero, dell'illegalità, persone che muoiono in continuazione nei nostri cantieri, dimenticate dai media e dalle statistiche.Tuttavia, questo messaggio non vuole assolutamente rivesitire il ruolo di accozzaglia di statistiche utile per riempirsi la bocca di dati da sputare in faccia periodicamente ai propri avversari politici.
Art. 1.
L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.
Questo recita la nostra costituzione, che il lavoro è la base della nostra repubblica.
E' quindi possibile che superate le soglie del XXI secolo dobbiamo assistere impotenti allo stillicidio del "motore" del nostro paese?
Eppure, basterebbe un po' più di accortezza, un minimo di prevenzione, una sensibilizzazione maggiore ai rischi che operai e lavoratori in generale corrono sul posto di lavoro per evitare incidenti ed infortuni.
Invece, nel 2008 in Italia le spese per la sicurezza sono ancora considerate superflue dalla maggior parte delle aziende italiane (come dimostra la tragedia di Torino causata da un incendio in una acciaieria Thyssen-Krupp), ed i protocolli elementari di prevenzione e protezione dei lavoratori non sono ancora la prassi ordinaria sui posti di lavoro.
L'Italia è il fanalino di coda dell'Unione Europea per quanto riguarda le "morti bianche" (naturalmente, come precisato in precedenza, nelle statistiche ufficiali non sono contate le vittime del lavoro in nero: una cifra non trascurabile, considerando che circa il 50% dei cantieri opera nell'illegalità assoluta); nonostante nello scorso governo alla presidenza di camera dei deputati e senato ci fossero due sindacalisti, solo ultimamente ci si occupa di sicurezza sul lavoro, naturalmente dopo l'ennesima tragedia, quella di Molfetta.
Qual è il futuro che la nostra "Repubblica fondata sul lavoro" può assicurare ai suoi giovani, se ancora nel duemila si continua a morire per procurarsi di che vivere?

Giovanni
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