Giovanni
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( 3.2 / 18 )No, grazie.
Da qualche settimana il dibattito attorno alle elezioni del 13 Aprile si va cristallizzando attorno alle due posizioni di chi ha scelto di votare, e di chi invece ha deciso di astenersi, facendo del rifiuto al voto una bandiera da diffondere e predicare.
Bè, in questi giorni mi sono chiesto: ma non votare serve a qualcosa? La risposta che mi sono dato è: no. Perchè? Perchè la legge elettorale in vigore in Italia non prevede un quorum per le elezioni amministrative (anche se ho scoperto cercando su internet che negli USA il rifiuto dei candidati è addirittura previsto e legittimato!), quindi il non voto non è niente altro che un rifiuto arido del proprio diritto-dovere di voto, senza conseguenze: se votasse anche una sola persona, quel voto sarebbe valido, e legittimerebbe l'operato di un parlamento.
Magari con un'astensione di massa si potrebbe mandare un messaggio alla classe politica, un segnale di rottura tra il popolo ed i suoi governanti, un conato di disapprovazione ma... siamo sicuri che non cada nel vuoto? Davvero si può credere che un atteggiamento astensionistico, un pizzico nichilista, possa avere un qualche effetto benefico sull'andazzo oggettivamente negativo del nostro paese?
E' assurdo illudersi di trainare verso un futuro migliore un paese, una massa, attraverso le giornate del vaffanculo e lo strappo senza "sè" e senza "ma" con la classe politica trincerandosi dietro la solita, stanca espressione del "piove, governo ladro" o "tutti i politici rubano" e roba del genere. I problemi ci sono, è inutile negarlo, il marcio della classe politica italiana è un male presente praticamente dalla nascita del Regno d'Italia.
Però, diavolo, finiamola di sigillarci nel bozzolo dell'individualismo, dell'autocommiserazione, dello "scetticismo disimpegnato" di chi non vuole nemmeno provare a mettersi in gioco, indica col dito il "male", il "negativo" e si limita a quello; basta con l'apoteosi orgogliosa del qualunquismo, delle soluzioni a portata di mano delle utopie irrealizzabili delle rivoluzioni e dei radicalismi, retaggi di un idealismo troppo poco realista.
Biosogna prendere atto che l'unico mezzo che abbiamo per cambiare le cose è scegliere chi portare in parlamento; questa è la nostra democrazia rappresentativa (d'accordo, la legge elettorale che c'è fa schifo. Ma solo un altro esecutivo la può cambiare, nel frattempo non c'è molto altro da fare, basta con le lagne: lasciano il tempo che trovano). Di solito chi non vota lo fa perchè "non si riconosce" in nessun partito, in nessun simbolo, in nessun candidato, in nessun programma elettorale - ma davvero è possibile che tra 177 simboli presentati non ce ne sia nessuno che meriti un nostro voto? Possibile che siano tutti uguali? Mah
Mi dispiace anche contraddire l'opinione diffusa di non votare i partitini; perchè mai li si dovrebbe evitare? Per reggere il gioco manicheistico dei due grandi, Berlusconi e Veltroni?
Tutti i voti sono utili, specie se chi va a votare lo fa conscio di scegliere una lista che possa portare all'attenzione dello stato italiano temi, proposte ed iniziative che più sente vicine.
E se i partitini concorrono alle elezioni solo per ottenere l'1% ed i rimborsi elettorali conseguenti, buon pro li faccia; chi non ha denaro personale da investire in politica, nè interessi forti che ne finanzino le iniziative, difficilmente potrà vedere garantita la propria attività in democrazia senza questo denaro (poi sul fatto che mettere da parte 425 milioni di euro di rimborsi ai partiti quando il preventivo di spesa è di 80 milioni, si può anche discutere. Ma qui siamo davanti ad uno spreco bello e buono...).
Che altro dire? Spero, buon voto!
Giovanni
PS: una piccola nota per la quale non voglio spendere molte parole: parlando di astensione è inevitabile citare la fantomatica "antipolitica" (altro termine da prendere con le pinze, inventato da giornalisti rapaci ed abusato dai politici stessi), spesso difatti discutendo con chi si rifiuta di andare a votare ci si ritrova a discutere delle tristi esternazioni del cialtrone genovese; ora, evito di scendere in lungaggini a proposito del grilletto parlante, ma ci tenevo ad inserire lo stesso queste righe nel post per linkare la mia personale (spero interessante) raccolta di articoli a questo proposito sul mio account del.icio.us - magari potrebbero sembrare troppo schierati, ma a mio parere danno una discreta panoramica del personaggio Grillo.
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( 3.1 / 16 )
Giovanni
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( 3.4 / 20 )Il mondo non può rimanere impassibile ed immobile di fronte alla violenza del regime totalitario cinese nei confronti delle legittime richieste del popolo tibetano.
Non si può girare la testa e fare finta di niente quando, dati alla mano, la Cina è il paese che più di ogni altro supporta il regime sudanese ed il regime militare birmano con denaro ed armi, acuendo le spirali di violenza e repressione da anni presenti in questi due paesi.
Perchè permettere che si ripeta la situazione del 1936, in Germania, quando il regime nazista, sporco del sangue della violenza brutale e cieca di quegli anni, ebbe l'onore ed il privilegio di ospitare un evento che da millenni è sinonimo di pace e fratellanza?
Questo blog aderisce all'iniziativa lanciata da Reporters sans frontières per il boicottaggio delle olimpiadi di Pechino 2008.

Aderisci adesso alla petizione lanciata da RSF per impedire lo svolgimento dei Giochi Olimpici a Pechino!
Giovanni
PS: Segnalo anche un sito che si sta occupando di un'iniziativa per blogger a proposito del boicottaggio delle olimpiadi di Pechino - Turn Off Pechino 2008
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( 3.1 / 16 )Torno a scrivere sul blog, dopo qualche giorno di assenza: ho passato praticamente l'intera settimana scorsa tra Praga e Cracovia, in una fantastica gita del quinto anno!
Nonostante tutto però sono riuscito a prendere parte alla manifestazione di ieri a Bari, organizzata da Libera in occasione della Giornata del ricordo delle vittime di mafia.
L'evento è stato stupendo: il corteo è partito da Punta Perotti ed è finito nei pressi del comune, dove è stato allestito un palco su cui sono intervenuti nomi noti della politica (purtroppo, il solito siparietto da clima elettorale; nonostante tutto però alcuni interventi, tra cui quello di Vendola - presidente della regione Puglia -, sono riusciti ad essere più profondi del solito discorso di circostanza che di solito i politici tirano fuori in queste occasioni), oltre naturalmente a Don Luigi Ciotti, presidente di Libera, da sempre impegnato a favore dela legalità nella lotta contro tutte le mafie.
I colori e i rumori dei partecipanti hanno lasciato credo un'impressione stupenda in chi abbia assistito alla manifestazione; al posto degli slogan che di solito scandiscono questo genere di cortei poi gli altoparlanti hanno scandito i nomi delle vittime di mafia fino ad oggi (più di settecento persone), nella commozione generale.
Le storie e le testimonianze che i parenti delle vittime di mafia intervenuti hanno portato alla manifestazione sono state toccanti, credo stimolanti, e dopo un messaggio del genere dubito che si possa ancora girare lo sguardo davanti a quello che accade nel nostro paese, alla illegalità costante e onnipresente da sradicare, anche nella quotidianità.
Citando don Ciotti:
Basta!le parole sono stanche. Contro le mafie serve l'agire concreto a partire dalle istituzioni e dal mondo politico. Ma il cambiamento- ha proseguito Luigi Ciotti - ha bisogno di tutti, di noi. Dobbiamo prendere coscienza che c'e' bisogno delle nostre scelte, del nostro fare concreto, del nostro impegno, del nostro coraggio, della nostra voglia di metterci in gioco, delle denunce che nella quotidianita' fanno la loro parte
Qualche notizia in più a proposito del corteo la potete trovare su BariLive o sul sito della Gazzetta del mezzogiorno. Da seguire è anche il blog di FLARE (Freedom, Legality And Rights in Europe), un programma europeo che si occupa di promozione della giustizia sociale e della legalità, a cui aderisce anche Libera.
Personalmente, ho preso parte al corteo insieme al gruppo di partecipanti legato all'evento Treno della memoria 2008 organizzato da Terra del Fuoco (insieme alle varie regioni coinvolte nell'iniziativa): eravamo riconoscibili perchè abbiamo indossato tutti magliette rosse distribuite dall'associazione, e nel corteo abbiamo camminato nei pressi dei gonfaloni dei comuni, divisi per scuole (ognuna col proprio striscione).
A proposito di Treno della memoria 2008 volevo aggiungere con un pizzico di orgoglio (=P) un appunto: i ragazzi di CassanoLive hanno messo online una videointervista realizzata con i ragazzi della mia scuola (compreso il sottoscritto!) che a Febbraio sono stati a Cracovia (sempre nell'ambito dell'iniziativa del "treno"), per visitare i campi di sterminio nazisti di Auschwitz e Auschwitz-Birkenau: potete guardarlo cliccando qui!
Giovanni
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( 3 / 15 )Un messaggio dedicato ad una persona speciale...

Giovanni
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( 3.2 / 11 )
In Italia, circa 1200 persone all'anno rimangono vittime della propria attività lavorativa; questo significa 100 incidenti mortali mensili, addirittura: 3 o 4 vittime del lavoro quotidiniamente. Senza contare le vittime del lavoro in nero, dell'illegalità, persone che muoiono in continuazione nei nostri cantieri, dimenticate dai media e dalle statistiche.Tuttavia, questo messaggio non vuole assolutamente rivesitire il ruolo di accozzaglia di statistiche utile per riempirsi la bocca di dati da sputare in faccia periodicamente ai propri avversari politici.
Art. 1.
L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.
Questo recita la nostra costituzione, che il lavoro è la base della nostra repubblica.
E' quindi possibile che superate le soglie del XXI secolo dobbiamo assistere impotenti allo stillicidio del "motore" del nostro paese?
Eppure, basterebbe un po' più di accortezza, un minimo di prevenzione, una sensibilizzazione maggiore ai rischi che operai e lavoratori in generale corrono sul posto di lavoro per evitare incidenti ed infortuni.
Invece, nel 2008 in Italia le spese per la sicurezza sono ancora considerate superflue dalla maggior parte delle aziende italiane (come dimostra la tragedia di Torino causata da un incendio in una acciaieria Thyssen-Krupp), ed i protocolli elementari di prevenzione e protezione dei lavoratori non sono ancora la prassi ordinaria sui posti di lavoro.
L'Italia è il fanalino di coda dell'Unione Europea per quanto riguarda le "morti bianche" (naturalmente, come precisato in precedenza, nelle statistiche ufficiali non sono contate le vittime del lavoro in nero: una cifra non trascurabile, considerando che circa il 50% dei cantieri opera nell'illegalità assoluta); nonostante nello scorso governo alla presidenza di camera dei deputati e senato ci fossero due sindacalisti, solo ultimamente ci si occupa di sicurezza sul lavoro, naturalmente dopo l'ennesima tragedia, quella di Molfetta.
Qual è il futuro che la nostra "Repubblica fondata sul lavoro" può assicurare ai suoi giovani, se ancora nel duemila si continua a morire per procurarsi di che vivere?

Giovanni
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( 3.1 / 16 )


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